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giovedì 2 dicembre 2010

Che fine ha fatto il Private Equity?

Sono trascorsi pochi anni ma sembra un mondo diverso: i fondi di private Equity che si contendevano l'acquisizione delle migliori aziende, con una leva finanziaria esagerata ed a prezzi irraggiungibili sia per gli acquirenti industriali sia per il collocamento in Borsa, oggi sono alle prese con portafogli di partecipazioni svalutate rispetto al prezzo di acquisto e a volte con partecipazioni in vera crisi. Molti imprenditori che hanno aperto il capitale ad un partner finanziario di Private Equity si chiedono inoltre cosa sia meglio fare in questa situazione. Il che ci fa riflettere sul ruolo che il Private Equity potrà avere in futuro nello sviluppo delle PMI italiane. Vediamo in quali situazioni é utile ed in quali non lo é.


Il Private Equity é utile a traghettare la PMI verso la Borsa

L'azienda che ha per obiettivo la quotazione in Borsa (per ottenere visibilità, accesso a mercati finanziari internazionali, minor costo della raccolta di fondi) può utilizzare il Private Equity per accelerare il suo percorso. L'azienda può effettuare un calcolo di semplice convenienza: meglio quotarsi subito ai valori di oggi o far entrare un Partner finanziario e quotarsi tra qualche anno? Se i valori spuntabili oggi sono insoddisfacenti allora la spinta finanziaria e il supporto manageriale di un fondo creano valore che si monetizza poi con il collocamento e la quotazione, insomma un buon affare per tutti.


Il Private Equity é utile a traghettare la PMI verso la cessione dell'azienda

L'imprenditore che ha per obiettivo la cessione può utilizzare il Private Equity come passo intermedio, utile specialmente se l'azienda necessita di qualche operazione di sistemazione come ottimizzare aree d'affari diverse riallocando le risorse, gestire gli aspetti immobiliari, potenziare management e controllo, consolidarsi sul mercato. La cessione di alcune quote del capitale ad un fondo permetterà allora all'imprenditore di valorizzare al meglio le rimanenti quote di capitale che si venderanno invece in futuro. L'interesse dell'imprenditore e quello del fondo a valorizzare il capitale dell'azienda sono il medesimo.


Il Private Equity é utile a rilevare aziende troppo di nicchia

A volte cedere l'azienda non é facile non perché questa sia in crisi ma perché svolge un'attività molto specifica e di nicchia per cui é difficile ipotizzare sinergie e quindi interesse da parte di acquirenti industriali. In questo caso il Private Equity può acquisire l'intera azienda e creare valore col leverage o facendola crescere ulteriormente, anche senza cercare sinergie. E' insomma una valida way-out, perfetta per l'azienda familiare di nicchia.


Il Private Equity é utile a rilevare aziende consolidate e con alto cash flow

Analogamente il Private Equity é un ottimo acquirente di grandi aziende consolidate, leader di mercato, che generano un forte cash flow anche se non sono più in una fase di alta crescita, come alcune aziende appartenenti a gruppi anche statali. L'investitore probabilmente spingerà su mercati nuovi e riuscirà a sviluppare l'azienda in modo sufficiente a valorizzarla e rientrerà velocemente dei capitali investiti tramite il cash flow. Sarà comunque un acquirente più interessante rispetto ad altre forme di disinvestimento.


Il Private Equity non serve a far crescere le aziende

E' ormai chiaro che consideriamo il Private Equity un buon acquirente in alcuni casi, ma non qualora l'obiettivo sia far crescere la PMI per mantenerne il controllo. Certo, anche in questo caso un aumento di capitale effettuato da un partner istituzionale e finanziario può risultare utile ma oggi sono disponibili altre fonti finanziarie più coerenti con la strategia di sviluppo dell'azienda: dalla quotazione all'AIM ai prestiti partecipativi, dalle azioni di sviluppo al mezzanine finance, la gamma di prodotti a cavallo tra il debito finanziario e l'equity è oggi molto più vasta che in passato ed il Private Equity non é più lo strumento migliore.


Il Private Equity non serve se si vuole mantenere il controllo assoluto della gestione

Il limite del Private Equity in fondo é nel controllo societario: se l'imprenditore ha in mente che l'azienda é sua e, oggi e domani, sarà lui e nessun altro a prendere le decisioni, allora meglio non crearsi problemi con un Partner ingombrante che poò obbligare ad effettuare scelte che non si prenderebbero. In fondo siamo giunti ad una fase nella quale lo strumento del private Equity é ancora importante ma abbiamo forse imparato ad usarlo nel modo appropriato.

venerdì 5 febbraio 2010

Guida pratica alla preparazione dell'Information Memorandum

Cosa contiene l'Information Memorandum

L'Information Memorandum è un documento di presentazione dell'attività aziendale, delle sue caratteristiche e dei suoi punti di forza e serve all'azienda per proporsi a potenziali investitori di capitale o finanziatori. L'Information Memorandum normalmente contiene:

  • la sintesi della proposta, ovvero la ricerca di quale tipo di investimento di Equity (maggioranza/minoranza, tipologia di strumento finanziario previsto, dimensione dell'offerta, ecc.) o di finanziamento (tipologia di linea creditizia ricercata, garanzie disponibili, ecc. )

  • la ratio dal punto di vista dell'investitore, cioè qual'è l'opportunità che viene offerta (il perché è attraente per l'investitore)

  • la previsione di way out per l'investitore nel caso di ricerca di quote di Equity

  • una analisi del mercato in cui opera l'azienda (dimensioni, trend, segmentazione della clientela, principali operatori, fattori critici di successo, internazionalizzazione, ecc.)

  • una descrizione dell'offerta di prodotti / servizi dell'azienda alla sua clientela

  • una analisi del posizionamento competitivo dell'azienda rispetto ai suoi concorrenti (es. analisi SWOT, marchi e brevetti, tecnologia e know how, controllo di qualità, confronto caratteristiche/qualità/prezzo dei prodotti dell'azienda con i competitors)

  • una descrizione organizzativa (articolazione commerciale, della produzione, dei servizi generali) e delle risorse umane

  • Un Plan di sviluppo industriale a medio termine realizzabile post operazione di rifinanziamento e post ingresso del Partner investitore

  • l'articolazione del Plan economico e finanziario coerente col plan industriale


Una check-list di Informazioni per preparare l'Information Memorandum

Vediamo ora una lista semplice e pratica di informazioni che dobbiamo raccogliere e che ci serviranno per preparare l'Information Memorandum.

E’ una lista “standard” di partenza: in funzione del settore e delle caratteristiche dell’azienda è indispensabile integrare queste informazioni introducendo e sviluppando altri aspetti più caratteristici che aiuteranno a far risultare le tipicità dell'azienda.

Una parte importante di queste informazioni sono riservate e “sensibili” e la loro divulgazione indiscriminata potrebbe creare un danno commerciale all'azienda: dobbiamo quindi essere preventivamente tutelati con accordi di riservatezza sottoscritti dai destinatari dell'Information Memorandum ed essere molto attenti nel rilasciarle (la sintesi andrà nell'Information Memorandum, ma i dati “sensibili” saranno selezionati e resi accessibili solamente attraverso una data room con accessi e modalità di consultazione ben regolamentati).

Amministrazione e proprietà
  1. Bilancio CEE e relazione amministratori relativo agli ultimi tre esercizi, con i dettagli di bilancio se è stato redatto in forma abbreviata

  2. Bilancio preconsuntivo dettagliato per l'ultimo esercizio con bilancio non ancora approvato

  3. Budget dell'esercizio in corso e Plan industriale a 3 anni

  4. Elenco soci; se esistono patti parasociali o limiti al trasferimento delle quote trai soci dovremo evidenziarlo a parte

  5. Organigramma societario del gruppo tra holding e società operative

  6. Elenco banche ed affidamenti incluso factoring e leasing; se le linee sono garantite dai soci dovremo dettagliare separatamente da chi e come

  7. Contenzioso in essere e contenzioso minacciato di natura legale, fiscale, previdenziale

  8. Qual'è il coinvolgimento attuale e prospettico della famiglia nell'azienda? Vi sono costi impropri della famiglia e dei soci? O al contrario, l'imprenditore è remunerato coerentemente al lavoro che svolge? Potremmo ad esempio ritenere opportuno far emergere i miglioramenti immediatamente ottenibili attuando una differente politica di bilancio.

Settore e posizionamento competitivo
  1. Dimensioni (in quantità ed in valore in Euro) e caratteristiche del settore di appartenenza, trend di sviluppo nel passato e le sue prospettive per il futuro secondo fonti di informazione pubbliche ed esterne alla società e secondo fonti interne. Si tratta in pratica di descrivere perché è interessante investire adesso in questo settore.

  2. Indicazione dei 3/5 principali concorrenti in questo settore, volume d’affari presunto di ciascuno, quota di mercato di ciascuno e posizionamento dell’azienda rispetto al suo settore / ai suoi concorrenti

  3. Analisi comparativa: quali sono le aziende direttamente competitors? su quali parametri / vantaggi il cliente sceglie i prodotti dell'azienda rispetto ai prodotti offerti dai concorrenti? Quali riteniamo saranno i fattori per avere successo rispetto ai concorrenti nei prossimi anni? Quali gli effetti della globalizzazione?

  4. Fattori di eccellenza: in cosa l'azienda si distingue? In cosa eccelle rispetto ad i competitors? Deve risultare chiaro cos'ha in più l'azienda rispetto ai (tanti) che svolgono più o meno la stessa attività.

Attività dell’azienda

  1. Quando è stata fondata, da chi, come si è sviluppata, da chi è gestita adesso, quali sono i programmi per il futuro

  2. Ripartizione fatturato storico e del budget per le principali linee di prodotto

  3. Ripartizione del fatturato storico e del budget per paese e per valuta

  4. Elenco dei 20 maggiori clienti con la concentrazione dei ricavi dell'ultimo anno. La presenza di pochi clienti strategici può essere considerata un elemento di capacità e presenza sul mercato ma anche un punto di potenziale vulnerabilità.

  5. Ammontare / durata e trend del portafoglio ordini; l’azienda ha contratti di fornitura a clienti di lungo periodo, quanta parte dei ricavi sono prevedibili in base ad ordinativi certi? Quanto è facilmente sostituibile da parte dei clienti?

  6. Breve descrizione dell’organizzazione marketing e dell’articolazione commerciale in Italia e all'estero

  7. Modalità tecnica di incasso, durata del portafoglio clienti, insoluti, crediti inesegibili

  8. Breve descrizione del processo di creazione dei prodotti (R&S, ufficio marketing, personale interno appositamente preposto, risorse esterne utilizzate, ecc)

  9. Breve descrizione del processo produttivo (produzione interna / esterna, lavorazioni conto terzi, ecc.)

  10. Suddivisione acquisti per principale materia / fornitore; particolari difficoltà o problematiche di approvvigionamento

Cespiti, beni, proprietà intellettuale
  1. Elenco immobili di proprietà a bilancio, ubicazione e mq.

  2. Individuazione cespiti industriali di proprietà di particolare valore

  3. Elenco immobili in locazione, canone e scadenza contratto

  4. Ammontare investimenti in cespiti effettuati negli ultimi anni e previsti nell’anno in corso e prossimo anno

  5. Ammontare investimenti in software, formazione, pubblicità negli ultimi anni e previsti nell’anno in corso e prossimo anno

  6. Titolarità di marchi, brevetti, certificazioni italiane e internazionali. C’è un know-how tecnologico particolare? Come è stato ottenuto? Come è difendibile?

  7. L’azienda opera su licenze o brevetti ottenuti da terzi?

Personale
  1. Organigramma per ruoli, con indicazione del personale dipendente e collaboratori, sempre e solo su basi non nominative

  2. Elenco non nominativo del personale dipendente con descrizione del ruolo svolto e anzianità di servizio, inquadramento e retribuzione di ciascuno

  3. Elenco dei collaboratori che svolgono attività part time su base continuativa con descrizione del ruolo svolto e remunerazione di ciascuno

  4. Spese di formazione del personale degli ultimi anni (in giornate uomo)

  5. Scheda relativa al Management e alle risorse umane rappresentanti un particolare asset aziendale. Esistono piani di incentivazione e di Stock Option?

giovedì 26 novembre 2009

Il Beta del settore alberghiero

Il Beta è una misura della correlazione tra l'andamento di un titolo azionario ed il mercato: i settori con Beta maggiore di 1 accentuano i movimenti di borsa, e viceversa. Misurare il Beta del settore alberghiero non è facile, perchè le aziende di questo settore quotate non sono molte ed operano prevalentemente in aree geografiche e con business models diversi da quello che ci servirebbe. Ecco comunque un tentativo.


Il settore alberghiero secondo Damodaran
Iniziamo ovvamente da Aswath Damodaran (Stern, NYU). Nella tabella dei Beta pubblicata a gennaio 2009 calcola il Beta di settore su un campione di 68 aziende quotate che comprendono sia catene alberghiere che catene di alberghi con attività di “gaming”, rilevando un Beta di 1,70. Corretto per un tax rate del 17,97% (un po' diverso dal tax rate italiano!) e considerando l'elevato leverage, ne deriva un Unlevered Beta di 0,84.

Riproviamo con un campione più mirato
Abbiamo ricalcolato il Beta di settore restringendo il campione alle sole catene alberghiere ed utilizzando i dati Reuters. Ne otteniamo un beta (media ponderata sulla capitalizzazione) di 1,11 e media semplice di 1,03.
Abbiamo poi provato con un campione ancora più ristretto, che comprende solo catene che operano anche in Europa e in Italia, ovvero una decina di labels che tutti conosciamo: Four Seasons, Marriott, Starwood, Hilton, sino alle europee NH, Accor e Club Med. Certo abbiamo un campione più significativo a livello di business ma meno affidabile a livello statistico. Comunque otteniamo una media ponderata del campione ristretto di 1,15 ed una media semplice di 1,14. Considerato l'indebitamento, l' Unlevered Beta che ne risulta è 0,534.

Confronto ed osservazioni
Il Beta unlevered del nostro campione è inferiore a quello di tutto il settore. Una spiegazione potrebbe essere che il nostro campione esclude il “gaming” che è ovviamente attività più volatile e rischiosa ed inoltre include solo aziende del settore alberghiero leader a livello internazionale e quindi con business più diversificato e stabile rispetto ad operatori presenti solo negli USA o in Asia. Un altro motivo puramente aritmetico potrebbe essere che il Beta di Damodaran è calcolato su un periodo più ristretto rispetto a quello di Reuters e quindi è più influenzato dalla crisi finanziaria dell'ultimo anno, ma non si riesce ad avere parametri abbastanza precisi per poter operare delle rettifiche sui questi dati.

Il Beta del settore alberghiero : conclusioni
Il Beta del settore alberghiero è inferiore all'unità: il mercato esprime un Beta unlevered nel range di 0,60 – 0,80. Quale leverage applicare per ottenere il Leveraged Beta e quale premio al rischio introdurre per aziende di ridotte dimensioni dipende ovviamente caso per caso.

Gestisci un albergo? Vuoi rilanciare l'attività? C'é un prodotto apposito per gli alberghi che vogliono capire come migliore il proprio business (leggi qui).

martedì 3 novembre 2009

L'Equity Value Map del settore bancario prima e (dopo?) la crisi finanziaria

Nel settore bancario i multipli dei prezzi di borsa più semplici e più utilizzati sono il P/E ed il P/BV.

Se vogliamo rappresentare l'intero settore con un indicatore sintetico, calcoliamo il P/BV di ciascuna delle banche quotate, calcoliamo il rispettivo ROE e poi correliamo il P/BV al ROE di ciascuna delle banche quotate: sull'asse x posizioniamo il ROE (ad es. il 6%) e sulla Y il P/BV (ad es. lo 0,8): otteniamo un punto che esprime la capitalizzazione rispetto al patrimonio di una banca al variare della redditività. Posizioniamo tutti i valori così ottenuti nella stessa mappa di valori (sempre ascisse ROE ed ordinate P/BV) ed estraiamo con excel una retta di regressione. Abbiamo ottenuto una Equity Value Map del settore bancario, nella quale la retta rappresenta come il mercato valorizza l'avviamento del settore rispetto ai mezzi propri, ad una certa data, in base al ROE di ciascuna banca.

L'Equity Value Map ha la forza delle cose semplici: è utile sia per confrontare tra loro le varie banche nello stesso momento di mercato (vediamo infatti a quali banche il mercato attribuisce più avviamento), sia per monitorare la performance relativa di una singola banca rispetto ai competitors in un determinato arco di tempo (vediamo se la posizione della banca che seguiamo migliora o peggiora), sia, infine, per capire i value drivers di settore nel tempo.

Non analizziamo ora il primo tipo di confronto (utile a capire quale banca è maggiormente apprezzata rispetto da un benchmark matematico), né il secondo (utile ai manager di ogni banca per registrare quanto il mercato apprezzi i risultati ottenuti) ma ci focalizziamo sul terzo, il più interessante a livello di sistema.

Per semplicità leggiamo la Equity Value Map del settore bancario odierno e di due anni fa.

Tutte e due le rette di regressione pongono un valore minimo (“a” nella formula della retta) piuttosto elevato: il valore storico è superiore allo 0.7x il book value, il valore attuale è di circa lo 0.6x il book value. Come dire, anche se la sua redditività è clamorosamente inadeguata, una banca viene comunque valorizzata una quota importante (appunto lo 0,6x – 0,7x) dei suoi mezzi propri.

La pendenza della retta (“b” nella formula della retta), con la crisi finanziaria si è appiattita, da 0.321 di due anni fa allo 0.235 di oggi. Due anni orsono le banche con alta redditività erano valutate assai di più di quanto lo sarebbero oggi anche se avessero mantenuto lo stesso ROE, come peraltro lecito attendersi vista la discesa dei P/E di mercato.

Forse meno ovvio è constatare come possiamo quantificare ciò che altrimenti è solo una sensazione, ovvero che per migliorare la propria capitalizzazione borsistica aumentare i mezzi propri oggi sembrerebbe più funzionale rispetto ad aumentare la sola redditività: l'impatto è cioé più veloce, viene immediatamente riflesso sui corsi di mercato.

Quindi, anche se l'annuncio di un aumento di capitale e l'utilizzo dei Tremonti bonds da parte di una banca non vengono interpretati dal mercato in modo granché positivo, forse per il timore che sottendano problemi non palesati, dobbiamo constatare che, finchè la Equity Value Map non cambia, sono operazioni che, dal punto di vista del mercato azionario, creano comunque valore.

mercoledì 8 aprile 2009

Su che tipo di azienda si può effettuare un LBO?

L'LBO é un sistema simpatico per unire la voglia di imprenditorialità con un po di finanza. Al contrario di quanto si potrebbe credere, il rischio non é elevato e, se l'azienda “target” é di dimensioni appena medie, c'é sempre un fondo di Private Equity pronto a fornirvi il pacchetto finanziario che serve all'acquisizione. Basta non infilarsi nel settore e nell'azienda sbagliata e non esagerare col debito finanziario. Se avete identificato un'azienda sulla quate pensate di effettuare un LBO, ecco una check list preliminare che vi dice se é una buona idea o no. Se il punteggio é alto, che aspettate?

Come verifico se é un settore adatto per effettuare un LBO?
Bassa ciclicità del business: LBO richiede un Business stabile, un settore maturo, poco sensibile agli alti e bassi dei cicli economici. Un settore adatto all'LBO riesce a mantenere stabili i volumi di produzione anche nell'attuale fase di recessione.
Barriere all'entrata di concorrenti: E' adatto all'LBO un settore con barriere all'entrata, come quando vi sono barriere legislative, di mercato, tecnologiche, ecc. che limitano l'ingresso o la crescita di nuovi competitors.
Quota di mercato: L'azienda target ideale su cui effettuare l'LBO ha generalmente una quota di mercato importante nel suo micro-settore ed i suoi prodotti hanno prezzi nella fascia medio - alta del mercato rispetto ai diretti concorrenti.
Portafoglio prodotti e clienti: L'azienda target ideale ha più prodotti ed un parco clienti ben differenziato, non dipende da un unico prodotto o da un cliente principale. Se al contrario é molto vincolata ad un cliente, deve essere protetta in altro modo, ad esempio se ha una situazione (contrattuale, tecnologica, normativa) che di fatto le garantisce la stabilità del rapporto commerciale, in quanto non é facilmente sostituibile.
Rischio tecnologico di prodotto: Nelle aziende oggetto di LBO il prodotto é a contenuto tecnologico stabile, in una tecnologia che l'azienda conosce bene. E' cioé basso il rischio di una rivoluzione tecnologica (tipo quella digitale) che metta la produzione fuori mercato.
Rischio moda e gusto dell'acquirente: Allo stesso modo nelle aziende oggetto di LBO il prodotto é poco influenzato dalle mode e dal design. Il prodotto é costantemente aggiornato, ma non viene stravolto dal fattore fashion.
In conclusione sono molto adatti ad effettuare un LBO i settori stabili e maturi, magari poco emozionanti, concreti, con tanto contenuto e poca fashion.

La struttura finanziaria dell'azienda target é adatta ad un LBO?
Necessità di investimenti in macchinari, software, cespiti: E' ottimale la situazione nella quale l'azienda target non ha nessun bisogno di effettuare nuovi investimenti nel breve termine e gli investimenti sono comunque rimandabili nel tempo senza particolari problemi.
Attuale livello di indebitamento: L'attuale debito finanziario oneroso é basso ed é limitato alla forma tecnica dell'anticipo su una bassa quota del portafoglio, l'azienda terget dell'LBO non ha alcun debito finanziario strutturale.
In conclusione, LBO viene finanziato con il leverage, é ovviamente meglio partre con un'azienda target poco indebitata.

La redditività dell'azienda target é adatta ad un LBO?
Struttura dei costi: La struttura é sufficientemente elastica per far fronte ad eventuale picchi di crescita della domanda e quindi della produzione ed allo stesso tempo sono bassi i costi fissi, così da non aver problemi nei momenti in cui si produce di meno.
Redditività sul fatturato: Margini di redditività della gestione caratteristica (Ebita/ricavi) stabili e prevedibili, anche se non necessariamente alti.
La redditività quindi non é necessario sia particolarmente elevata, deve però essere stabile nel tempo.

Le future necessità finanziarie dell'azienda target sono adatte ad un LBO?
Settore a bassa intensità di capitale: L'azienda target dell'LBO non ha bisogno di rilevanti cespiti, macchinari ed attrezzature, la redditività aziendale rispetto agli asset (ROA) é elevata.
Rimanenze di magazzino: sono limitate e strettamente legate al ciclo di produzione, l'aumento di attività non costringe ad allargare il magazzino, l'ammontare delle rimanenze iscritto a bilancio é reale e presumibilmente sottostimato rispetto al valore di mercato.
Capitale circolante: Nell'azienda ideale per un LBO le basse rimanenze e velocità di incasso dei crediti fanno sì che per ogni 1000 euro di maggior ricavi ne deriva un limitato incremento di capitale circolante. La crescita del volume d'affari non richiederà quindi un rilevante aumento delle linee bancarie.
Asset vendibili: In caso di tensioni finanziarie magari ora non prevedibili, l'azienda ha comunque qualche attività (cespiti, attività marginali, ecc.) che potrà vendere per fare cassa.
Pensiamo se l'azienda avrà necessità di aumentare l'esposizione debitoria per far fronte ad investimenti in capitale fisso e/o in capitale circolante.

In base a quali elementi “di qualità” l'azienda target é adatta ad un LBO?
Ruolo del fondatore: L'imprenditore che ha fondato l'azienda ed é stato l'arteficie del successo é già uscito da tempo dall'azienda target che é adesso guidata da managers. Meno bene se si pensa di effettuare un LBO su di una azienda ove tutto ruota attorno ad una persona, che magari sta proprio lasciando l'attività.
Qualità del management: Meglio effettuare un LBO con gente esperta che conosce a fondo l'azienda, il mercato ed i concorrenti. Se in azienda vi sono specifiche carenze, meglio se avete già identificato nuovi managers che verranno introdotti in azienda.
Sistemi di controllo di gestione: Meglio se nell'azienda target dell'LBO il financial control c'é già e funziona. Anche se piccolo, il reparto contabile é affidabile ed i dati che fornisce sono tempestivi ed utili a capire velocemente cosa funziona e cosa va migliorato.
Gli aspetti industriali e finanziari sono la base del test sull'LBO: a fare la differenza sono però sempre e solo le persone!

mercoledì 1 aprile 2009

QUALI SONO LE ASPETTATIVE DI UN INVESTITORE DI PRIVATE EQUITY IN UNA OPERAZIONE DI DEVELOPMENT CAPITAL?

In Italia il Private Equity preferisce investire in Buy-Out (LBO/MBO) rispetto al Development Capital. Questo perchè il Buy-out di un'azienda con business stabile e profittevole ha un rischio di tipo finanziario, che il Private Equity sa ponderare perfettamente, ed ha limitati rischi di tipo industriale, che invece il Private Equity sa generalmente valutare un pò meno bene. Al contrario il Development Capital richiede più capacità di vision su settori economici e competitività aziendale che competenze finanziarie in senso stretto. Visto però che oggi il leverage (cioé il finanziamento bancario) scarseggia e trovare aziende target in regola per un LBO non é cosa facile, ci aspettiamo un incremento di interesse del Private Equity per il Development Capital, specialmente sulle aziende che potranno beneficiare più di altre della ripresa economica, quando questa arriverà.

Per quanto riguarda quindi l'ingresso di un Private Equity nel capitale di un'azienda al fine di farla crescere per poi ricollocarla al termine di un ciclo di sviluppo (il Development Capital), il Private Equity ha poche ma chiare idee, che é bene conoscere se volete proporre un investimento. Per definire il grado di attrattività di un'azienda e di un'operazione sul capitale per un fondo di Private Equity, è quindi utile tener presenti le tipiche aspettative di questo investitore, qui riepilogate.

  • Per prima cosa il Private Equity vuole avere una way-out: acquisire la minoranza di un'azienda é generalmente una pessima idea. Per questo sin dall’inizio il Private Equity vuole il concordare con l’imprenditore l’obbligo della quotazione in borsa entro un certo periodo prefissato, piuttosto che la vendita della maggioranza ad un gruppo industriale, piuttosto che qualche altra via d'uscita. Se siete un imprenditore, pensate subito cosa proporre in funzione di quello che volete fare dopo il periodo di affiancamento da parte del fondo di Private Equity.

  • Il Private Equity nel Development Capital vuole investire in settori dinamici, la cui crescita nei prossimi 5 anni sia prevista superiore all’andamento economico generale dell’economia Italiana. Argomento inconfutabile, visto che non avrebbe senso scegliere di investire in settori che si pensa saranno particolarmente depressi. Questo vuol dire che occorre disporre di studi di mercato di fonte autorevole che illustrino e spieghino perché mai é lecito attendersi che il settore in cui opera l'azienda target abbia un trend di crescita più forte della media dell'economia.

  • Il Private Equity vuole investire nel capitale di in un’unica azienda per ciascun settore prescelto, un'unica azienda cioé sulla quale concentrare i suoi investimenti per quel settore, non investe su due concorrenti. Magari non sceglie l'azienda pìù grande del settore, ma una di quelle più dinamiche e con le maggiori capacità di competere e magari attrarre successive aggregazioni. Preparatevi quindi a spiegare al Private Equity perchè l'azienda che proponete é da preferirsi rispetto ai suoi concorrenti: sarà un’azienda che cresce di più, ha margini più alti, ha un migliore know-how tecnologico, ha un imprenditore e un team di manager esperti e capaci, ha qualcosa di specifico che rappresenta un'eccellenza rispetto ai competitors. Preparatevi delle schede di confronto con i concorrenti, come quando scegliete un'auto.

  • Il Private Equity vuole investire in situazioni in cui la valorizzazione dell’azienda sia adeguata rispetto la situazione attuale ma in qualche modo a sconto rispetto alle sue potenzialità. Il fondo di Private Equity sa bene che l’”affare” lo si fa in acquisto e non in vendita, in quanto il prezzo di vendita lo stabiliranno le condizioni di mercato e non più il fondo. Nel caso in cui a cedere parte del capitale sia lo stesso imprenditore, questi accetta una valutazione inferiore al massimo potenziale ottenibile in caso di cessione della totalità per iniziare un progetto che lo premia col maggior valore dell’azienda nel futuro. Aspettatevi un 2009 nel quale il mercato lo fanno i compratori: ma se l'azienda é valida, oggi ha un valore in più per la sua “rarità”.

  • Il Private Equity nel Development Capital non vuole solo investire nel capitale di un'azienda, vuole investire in un progetto: i capitali dell’investitore di Private Equity non devono semplicemente ripagare debito bancari ma devono permettere di realizzare qualche investimento particolare (commerciale, tecnologico, ecc.) che permetterà all’azienda di competere e crescere ancora di più di quanto non crescerebbe senza tale apporto di capitale di tipo straordinario, accelerando il processo di sviluppo. Pensate quindi all'operazione come ad un progetto industriale, pensate a quali azioni potreste permettervi di intrapprendere con un po di vitamine finanziarie in più.

  • Non pensate che i fondi di Private Equity siano tutti uguali: quando si vende poco importa chi é l'acquirente. Quando si sceglie un socio finanziario invece importa, molto. I fondi di Private Equity non sono tutti uguali: la cultura di base che li muove è la stessa, le persone che vi lavorano anche, ma ci sono differenze tecniche e culturali da non trascurare. Trovarsi in azienda il partner finanziario giusto dà una formidabile leva allo sviluppo, sbagliare é un tedio senza fine.

Per finire, un lettore ci ha sottoposto la domanda nel titolo, abbiamo pensato di rispondere con questa nota. E' una checklist molto sintetica, segnalateci cosa abbiamo dimenticato. Thanks.

Valutazione delle partecipazioni in imprese non immobiliari detenute dagli organismi di investimento collettivo del risparmio. Il caso delle società di gestione dei centri commerciali.

  Il calcolo del NAV dei fondi immobiliari richiede che si valutino, oltre al patrimonio immobiliare, anche le società detenute dal fondo. N...