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martedì 1 dicembre 2009

Come fare un piano economico in tempo di crisi

Imprenditori, consulenti, periti e banche, abbiamo tutti quanti maturato un po di esperienza sulla fattibilità dei piani di risanamento. Vediamo allora qualche semplice accorgimento pratico, derivato dall'esperienza nostra e di altri colleghi, nella redazione del piano economico e finanzario dell'azienda che vuole uscire dalla attuale crisi. Per l'impostazione ed i contenuti leggi inoltre gli altri articoli sul blog.


Cautela nelle aspettative sulla ripresa economica e nelle previsioni di sviluppo del fatturato

Ad oggi (dicembre 2009) il quadro generale é sicuramente più incoraggiante rispetto ad un anno fa, specialmente per chi lavora con paesi come India e Cina, dai quali abbiamo prova di rinnovati investimenti e ripresa industriale. La realtà é però che nessuno vuole più azzardare previsioni economiche. Quindi, nelle previsioni di crescita del fatturato, stiamo bassi, saremo più credibili. Se poi andrà meglio, nessun problema.

Nel piano dobbiamo provare che il debito dell'azienda potrà essere rifinanziato, non che lo ripianeremo!

L'obiettivo del piano di ristrutturazione, dal punto di vista industriale, é creare una struttura di equilibrio che consenta la continuità aziendale, senza attendersi miracoli dal mercato. Dal punto di vista finanziario l'obiettivo é quello di provare come, raggiunto l'equilibrio economico, anche la struttura del debito diventa sostenibile, ovvero il totale dell'indebitamento oneroso é compatibile con il cash flow generato dalla gestione industriale. L'azienda é allora in grado di far fronte agli oneri finanziari e non ha necessità di ricorrere ad ulteriori finanziamenti, se non in caso di crescita del volume d'affari. Insomma, il debito finanziario oneroso non viene ripagato ma torna ad essere sostenibile e quindi é potenzialmente rifinanziabile da qualsiasi banca (che torni a fare la banca d'impresa, sempre ammesso che ve ne siano).

Il piano non é azzeccare delle previsioni, ma capire cosa succede al variare di determinate ipotesi.

Azzeccare cosa succederà nel futuro é utile nei giochi d'azzardo, dal giocare in borsa al superenalotto, ma non é questo che ci chiedono nel formulare un piano economico e fianziario. Quello che serve é mostrare le dinamiche aziendali, ovvero cosa succede al conto economico, ai flussi di cassa ed allo stato patrimoniale del prossimo anno al variare del fatturato, dei cambi, del costo della materia prima, ecc. In pratica costruiamo molte alternative ad un piano base, in modo da calcolare l'impatto sull'azienda di variazioni di parametri esterni e verificare se il piano regge ancora.

Il piano economico e finanziario non riguarda solo l'azienda, ma anche l'imprenditore ed i suoi beni.

Nella grande azienda il piano é un problema istituzionale (azionisti, lavoratori, banche, spesso lo stato). Nella PMI è un dannato problema dell'imprenditore. Problema che raramente si riesce a circoscrivere all'ambito aziendale e sempre più spesso impatta la vita e le proprietà extra aziendali dell'imprenditore. Insomma, per risanare l'azienda servono soldi e l'imprenditore, che l'argenteria se l'é già venduta, adesso deve vendersi il resto, real estate prima di tutto. Diciamolo subito, le banche perderanno molti soldi, ma comunque nulla rispetto al costo finanziario ed emozionale sostenuto dall'imprenditore. Che non si tira certo indietro ed al quale vogliamo offrire qualche aiuto, a partire da queste poche righe.




lunedì 9 marzo 2009

Rinegoziazione e ristrutturazione del debito finanziario per uscire dalla crisi aziendale tramite l'art. 67 della Legge Fallimentare

Una breve e facile guida per la piccola e media impresa in momentanea crisi finanziaria su come trovare un accordo di ristrutturazione del suo debito con le banche ed avviare un piano di risanamento e di rilancio.

L'impresa in crisi economica e finanziaria ha a disposizione uno strumento ancora poco utilizzato a livello di PMI ma di notevole portata per congelare la situazione finanziaria e dare avvio ad un piano di ristrutturazione e rilancio: si tratta di attuare la procedura normata dall'art. 67 comma 3 lettera d della Legge Fallimentare. Non si tratta di una procedura fallimentare: é invece un accordo stragiudiziale tra l'impresa ed i suoi maggiori creditori (cioé di solito le banche). L'accordo prevede che le banche sospendano qualsiasi azione legale nei confronti dell'azienda in crisi finanziaria per un periodio di tempo concordato (in pratica: non fanno fallire l'azienda per 18 mesi) ed inoltre le vengono incontro accordando tassi di interesse più bassi ed allungando la struttura finanziaria del debito, ad esempio trasformando parte dell'esposizione debitoria dell'impresa da breve a medio termine.

Visto che le banche sono soggetti economici e non benefattori, la domanda é: cosa ottengono in cambio? Presto detto: l'impresa deve impegnarsi ad attuare un piano di risanamento e di rilancio molto preciso, formalizzato e firmato da parte dell'azienda. A tutela delle banche viene inoltre inserito in azienda un professionista / manager che garantisce che l'azienda ponga veramente in atto il piano che ha presentato e vincola l'agire dell'imprenditore al rispetto del piano. Se al termine del periodo previsto per attuare il piano di risanamento ex art 67 della LF non si sono raggiunti gli obiettivi minimi prefissati, allora le banche hanno mano libera nel ricorrere, se vogliono, alle tutele a cui avevano provvisoriamente rinunciato. Se il piano economico ha previsto obiettivi concreti e raggiungibili ed azioni coerenti e mirate, allora sia l'azienda che le banche ottengono quello che vogliono: un'azienda risanata e un buon credito, quello che si dice una soluzione win-win, insomma vincono tutti.

Senza entrare in dettagli legali, vediamo in sintesi gli elementi chiave di questo processo: com'é fatto il piano di risanamento ex art 67 della Legge Fallimentare? chi prepara il piano di risanamento? chi attesta che il piano di risanamento sia ragionevole? cosa ottiene l'azienda in crisi dalle banche? l'azienda in crisi per uscire dalla crisi aziendale tramite l'art 67 della Legge Fallimentare a chi deve rivolgersi? Ma l'imprenditore viene dichiarato fallito? E' una procedura accessibile a qualsiasi tipologia di azienda? Cosa succede alla fine del periodo di gestione del Piano? Ma quanto costa?

Com'é fatto il piano di risanamento ex art 67 della Legge Fallimentare? E' innannzi tutto un piano strategico, che definisce cosa l'azienda sa fare meglio ed in cosa é competitiva rispetto a tutte le altre aziende che fanno cose simili. Quindi ridisegna la struttura dell'azienda e la sua organizzazione in modo che ci si focalizzi solo su quei pochi prodotti o servizi che possono creare del valore aggiunto. Su questa base si costruisce un percorso di cose molto concrete da fare mese dopo mese. A questo segue un piano economico e finanziario che illustra come l'azienda nel periodo stabilito dal piano sarà in grado di funzionare e, passo dopo passo, sarà in grado di uscire dallo stato di crisi.

Chi prepara il piano di risanamento? Lo prepara l'imprenditore con un advisor che sia esperto nella creazione di piani economici e finanziari. Il Piano viene firmato e rappresenta un impegno dell'azienda, ha cioé natura unilaterale.

Chi attesta che il piano di risanamento sia ragionevole? Ovviamente il piano deve essere visionato ed approvato da qualcuno che non sia l'imprenditore o il suo advisor: questa funzione la svolge un professionista iscritto nel registro dei revisori contabili. Spesso é un dottore commercialista conosciuto (e magari “suggerito”) dalle banche.

Cosa ottiene l'azienda in crisi dalle banche? Ottiene tempo, non fallisce e questo dovrebbe bastare. Se l'advisor é capace, ottiene una rinegoziazione ed una ristrutturazione dell'indebitamento finanziario sufficiente ad operare con serenità per tutto il periodo previsto dal piano.

L'azienda in crisi a chi deve rivolgersi? E' evidente che se l'azienda redige un Piano con i suoi consulenti abituali, il dubbio (diciamo ragionevole) da parte della banca é: caro imprenditore, ma se sai già cosa devi fare, perché non l'hai fatto prima? Quindi le chance di ottenere una rinegoziazione del debito finanziario sono minori. Meglio rivolgersi subito ad un advisor qualificato e conosciuto dalle banche. Ce ne sono diversi, chi ha scritto queste note é uno di questi.

Ma l'imprenditore viene dichiarato fallito? Assolutamente no, anzi l'accordo tra l'azienda e le banche é privatistico, possiamo anche non darne alcuna pubblicità a terzi: insomma, clienti e fornitori non devono essere necessariamente avvisati.

E' una procedura accessibile a qualsiasi tipologia di azienda? Troppo facile dire di si. Qui purtroppo vale il detto: se hai un piccolo debito, tu hai un problema. Se hai un grande debito, la tua banca ha un problema. Quindi, in pratica: se l'azienda in crisi ha un debito finanziario al quale la banca può far fronte escutendo delle garanzie reali, tramite le quali rientra del suo capitale senza problemi, allora la banca sarà ovviamente più restia ad entrare in una procedura del genere. Se invece la banca ha come alternativa escutere garanzie dalle quali non rientra completamente della sua esposizione e tramite il piano vede invece la prospettiva di non perdere soldi, allora sarà ben più disponibile ad accettarlo.

Cosa succede alla fine del periodo di gestione del Piano? Al termine del periodo concordato l'azienda che ha operato seguendo i passi prestabiliti dovrebbe essere capace di gestire la propria continuità, insomma si chiude l'accordo con le banche e torna ad operare in piena autonomia.

Ma quanto costa? Oltre al compenso dell'advisor per il piano industriale e per quello economico-finanziario, c'é il compenso del professionista che attesta la ragionevolezza del piano ed il compenso del legale che stipula l'accordo con la banca. Con un buon advisor però questi costi vengono bilanciati dai minori costi che si ottengono con la rinegoziazione del finanziamento esistente. E comunque: rifiutare un buon salvagente ed aspettare il peggio non é di solito la decisione imprenditoriale più avveduta.


Sei un imprenditore con problemi di tensione finanziaria? C'é un prodotto apposito per le piccole aziende che vogliono rinegoziare il debito finanziario (leggi qui).

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