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venerdì 21 gennaio 2011

Il valore delle società immobiliari e il valore dell'immobile

Le transazioni immobiliari più rilevanti hanno spesso per oggetto non l'immobile in sè ma una società immobiliare che detiene l'immobile oggetto della trattativa. In questo caso i soci della società immobiliare vendono all'acquirente le quote o le azioni rappresentanti il capitale sociale della società immobiliare e l'acquirente diventa così indirettamente proprietario dell'immobile “in pancia” all'immobiliare. Ovviamente la transazione é possibile se la società immobiliare detiene proprio e solo l'immobile oggetto della compravendita. Perchè cedere la società? Ovvio: la transazione é solitamente proposta dal venditore per il proprio vantaggio fiscale. Per l'acquirente é la stessa cosa? Ovvio che no: vediamo quali sono i principali problemi e come risolverli.


La posizione finanziaria netta

Il bilancio della società immobiliare avrà all'attivo l'immobile, finanziato dai mezzi propri rappresentati dal capitale e dalle riserve. Assai raro che la società, ancorchè sia una immobiliare statica, non abbia però anche altre attività e passività, che con la cessione del capitale vengono di fatto trasferite all'acquirente. E' evidente che se la società ha in essere mutui e altro finanziamenti col sistema bancario di fatto l'acquirente dovrà detrarre l'importo dei debiti che si accolla dal prezzo base pattuito per l'immobile in caso di acquisto diretto. Dovrà quindi chiamare un buon revisore contabile iscritto all'albo che controlli analiticamente tutte le voci di bilancio e la contabilità della società immobiliare degli ultimi anni e fornisca un computo esatto del valore delle passività nette, sia di quelle esplicite ed evidenti che di quelle contrattuali che non sono iscritte a bilancio.


Il book value e la fiscalità figurativa

Il valore di iscrizione dell'immobile a bilancio, il suo “book-value”, raramente coincide col valore attribuito dalle parti nella compravendita. Se l'immobile é stato acquisito dalla società immobiliare in un passato non recente e non é stato oggetto di rivalutazione fiscale, é probabile che il book value fiscale sia inferiore rispetto al valore corrente di mercato. Problema che il venditore cerca di minimizzare e trasferire sull'acquirente. In realtà c'é un carico fiscale latente che l'acquirente deve valutare e scontare dal prezzo, perchè si accolla imposte latenti che emergeranno nel tempo. Qual'é l'aliquota fiscale da applicare sulla differenza tra valore corrente e book value fiscale? Se l'idea dell'acquirente é quella di rivendere l'immobile in tempi ristretti, ad esempio in caso di ristrutturazione e frazionamento di un palazzo, allora l'immobile sarà trattato come merce e l'imposizione é quella ordinaria delle società, comprensiva sia di ires che di irap. Se l'obiettivo é invece mantenere l'immobile per utilizzarlo, allora la tassazione é rinviata nel tempo e possiamo valutare sia l'effetto “time value of money” ovvero il vantaggio di posticipare la tassazione al momento della cessione, che la possibilità di poter usufruire in futuro di nuove misure fiscali atte ad avvantaggiare la rivalutazione fiscale dei beni immobiliari con applicazioni di imposte sostitutive ad aliquote più favorevoli al contribuente rispetto l'aliquota ordinaria. Gli ultimi provvedimenti prevedevano ad esempio un'aliquota fiscale del 10% per i beni ammortizzabili e del 4% per quelli non ammortizzabili, con ulteriore 10% per l'affrancamento della riserva di rivalutazione, mentre un provvedimento precedente prevedeva un'aliquota del 7%, ecc. Insomma l'aliquota della fiscalità figurativa da applicare alla plusvalenza latente considererà l'aliquota ordinaria delle società e quella agevolata dell'imposta sostitituva sulle rivalutazioni immobiliari in funzione dell'utilizzo, il tutto da attualizzare ad un tasso rappresentativo del costo del capitale: in poche parole, lasciamo perdere e chiamiamo un dottore commercialista.


La fiscalità ordinaria

Gli aspetti fiscali non si limitano però al problema della plusvalenza immobiliare. Chi acquista una società deve tener conto che i futuri proventi e costi relativi all'immobile saranno di competenza della socetà immobiliare e non dell'acquirente. Sorgono allora due problematiche: la prima riguarda le imposte dirette ed indirette ed i potenziali problemi riguardanti le società non operative e gli studi di settore. Se l'acquirente é a sua volta una società allora molti di questi aspetti possono essere superati. La seconda problematica riguarda la modalità tecnica e relativa tassazione con la quale i proventi della società vengono distribuiti all'acquirente finale.


Le passività potenziali

Chiunque valuti la potenziale acquisizione di una società commerciale o industriale non si avventura in una transazione senza aver fatto effettuare un controllo dei potenziali rischi legali, fiscali e previdenziali tramite apposite due-diligence. Nel mondo immobiliare é prassi procedere in modo più spedito, inserendo una generica manleva da parte del venditore, in quanto l'operatività delle società immobiliari é considerata più ridotta e meno rischiosa: con conseguenze a volta molto spiacevoli, specialmente se non si analizza la storia della società e dell'immobile, trasferimenti, apporti o fusioni, insomma transazioni lecite ma che devono essere realizzate con attenzione a normative complesse e mutate nel corso degli anni. Se ad esempio l'immobiliare driva dalla scissione di una società industriale o di una immobiliare più complessa meglio capire esattamente cosa é stato fatto e come.


La crisi del venditore

L'attuale situazione economica solleva un ultimo aspetto: e se a cedere é un venditore in crisi finanziaria? La cessione dell'asset immobiliare potrebbe essere stata suggerita infatti dalla necessità di fare cassa e/o liberarsi di debiti finanziari ingombranti. Può essere allora una opportunità per la parte acquirente che spunta un buon prezzo ma il dissesto del venditore é qualcosa che non deve in alcun modo un rischio. L'atto di cessione della società richiederà allora maggiore attenzione rispetto alla cessione dell'immobile, onde rendere chiara la modalità con la quale é stato stimato il prezzo della transazione e ridurre i rischi di revocatoria.


In conclusione

Le società immobiliari “valgono” quasi sempre meno dell'immobile che posseggono: l'ammontare dello “sconto” varia in funzione dei diversi parametri che abbiamo visto. In ogni caso analizzare la società e la transazione richiede inevitabilmente consulenti contabili e fiscali esterni sia per calcolare lo sconto che per evitare rischi e sorprese dovuti alla società e non all'immobile, un costo aggiuntivo che verrà considerato nella trattativa.

Avete dei dubbi? Scriveteci!


martedì 16 febbraio 2010

La valutazione immobiliare: il Valore di Mercato

Il valore di mercato é il miglior prezzo al quale la vendita di un bene immobile potrà ragionevolmente ritenersi come incondizionatamente conclusa, contro corrispettivo in denaro, alla data della valutazione, presupponendo:

  • che la parte venditrice abbia la reale intenzione di alienare i beni;

  • che, anteriormente alla data della presente stima ci sia stato un ragionevole periodo di tempo (considerando la tipologia del bene e la situazione di mercato) per effettuare una adeguata commercializzazione, concordare il prezzo ed i termini per portare a termine la vendita;

  • che il trend di mercato, il livello di valore e le altre condizioni economiche alla data di stipula del preliminare del contratto di compravendita siano identici a quelli esistenti alla data della valutazione;

  • che eventuali offerte da parte di acquirenti per i quali la proprietà abbia caratteristiche tali da farla considerare come "fuori mercato" non vengano prese in considerazione.


Il valore di mercato di un bene immobiliare si calcola col metodo comparativo e col metodo reddituale finanziario.


Il Metodo Comparativo

Il Metodo Comparativo si basa sul confronto fra il bene in oggetto ed altri beni simili, recentemente oggetto di compravendita o correntemente offerti sullo stesso mercato o su piazze concorrenziali. Il metodo comparativo non è altro che la valutazione che istintivamente facciamo tutti ogni volta che compriamo qualcosa: confrontiamo il prezzo con prodotti similari. Necessita però di un mercato sufficientemente ampio da permettere di effettuare più confronti significativi, cosa relativamente facile sul mercato immobiliare di Milano e Roma ma non altrettanto su mercati specifici per località, tipologia di immobile e destinazione commerciale. La comparazione deve inoltre tenere conto degli elementi qualitativi di ogni bene: i requisiti tecnologici e normativi di prodotti immobiliari ad uso commerciale (albergi, cliniche, grande distribuzione, ecc. sono molto specifici ed ogni minima deroga influisce immediatamente sul prezzo).


Il Metodo Reddituale finanziario

Il Metodo Reddituale finanziario consiste nello scontare alla data della stima i flussi di cassa generati dai redditi da locazione e dai costi a carico della proprietà, al netto delle imposte gravanti sull’immobile nel periodo di tempo intercorrente tra la data della valutazione e il termine del contratto di locazione. Dovremo inoltre considerare il terminal value, ovvero il valore residuo che rimane al termine della locazione. Vediamo come si fa.

Il reddito da scontare

Innanzi tutto non dobbiamo scontare il reddito della locazione, ma i flussi di cassa netti, saldo tra positivi e negativi per ciascun periodo. Come flusso positivo abbiamo il reddito derivante dal contratto di locazione dell'immobile. Se è un contratto standard sarà indicizzato al 75% dell'ISTAT, se è un contratto di affitto d'azienda avrà una indicizzazione diversa, se è un conratto di profit sharing tipico alberghiero avremo una quota parte fissa ed una variabile. Dobbiamo ovviamente valutare se dobbiamo inserire una percentuale di sfitto o una percentuale per i costi di agenzia. Come flussi negativi avremo la tassa di registro, l'ICI, l'assicurazione sull'immobile, i costi di gestione della società o della proprietà, la quota a riserva o il capex per far fronte alla manutenzione straordinaria, infine le imposte sul reddito (se vogliamo utilizzare un modello after-tax). In sintesi:


=

Totale costi a carico della proprietà (cash Out)

+

Canoni di merato su nuovi contratti

-

Mancato incasso per sfitto

-

Agencies a costi esterni di incasso

=

Canoni percepiti (cash in)

-

Tassa di Registro

-

ICI

-

Assicurazione sull'immobile

-

Costi correnti di gestione della proprietà

-

Quota a riserva manutenzione + Capex dell'anno

=

Flusso di cassa netto pre imposte


Il periodo
Il periodo deve essere il più lungo possibile, questo per due motivi: deve comprendere l'intero periodo previsto dai contratti di locazione in essere e deve permettere di mitigare gli errori aritmetici che si annidiano nel calcolo del terminal value.


Il Terminal Value

E' il valore al termine del periodo previsto contrattualmente dalla locazione. E' l'elemento meno facile da calcolare per chi non è del mestiere. Possiamo suggerire di applicare metodologie diverse (sia finanziarie che di mercato) in modo da verificare se i risultati sono verosimili. Il metodo più diffuso prevede di capitalizzare il flusso finanziario netto dell'ultimo anno all'infinito, tenendo conto del costo della manutenzione straordinaria e dell'ammortamento. Il tasso di crescita infinito di tale cash flow deve essere ovviamente basso, in quanto non è realistico pensare che all'infinito il valore di un bene di real estate cresca più dell'economia reale (che altrimenti nel lungo termine tutto diverrebbe Real Estate): il tasso di capitalizzazione è quindi inferiore al tasso di attualizzazione. Il valore del Terminal Value che abbiamo ottenuto deve essere poi scontato ad oggi utilizzando lo stesso tasso di attualizzazione scelto per scontare i flussi di cassa periodici.

Il leverage ed il tasso di sconto

Occorre stabilire il livello di leverage ottimale e finanziabile dal sistema bancario (cioè oggi molto basso) ed il costo del debito e dell'equity. Per il debito si può asssumere l'euribor tre mesi più lo spread applicato dalla banca (ad es. euribor 3ms +1%); per chi è più smaliziato può essere interessante negoziare con le banche una base diversa, ad es. l'euribor ad 1 mese è storicamente inferiore al'euribor 3 mesi. Per l'equity partiamo dal tasso IRS come indice di rendimento finanziario di base riferito alla durata dell'investimento, applichiamo un premio per la minore liquidabilità dell'investimento in real estate rispetto all'investimento finanziario (circa +1,5%) più un premio per il maggior rischio dell'iniziativa. Quest'ultimo rischio dipende dalle caratteristiche qualitative già discusse e può essere posizionato nel range di +2% (investimento di real estate in primary location, tenant tripla A, asset di alta qualità) fino a +10%. Su queste basi calcoliamo la media ponderata ed otteniamo il costo del capitale (WACC) che esprime il tasso di attualizzazione / sconto idoneo rispetto all'iniziativa specifica che vogliamo valutare.


Conclusione

Abbiamo stimato i flussi di cassa periodici, il Terminal Value ed un tasso di sconto. Applichiamo il tasso di sconto ai flussi ed al Terminal Value per attualizzarli ed ottenere il valore ad oggi, nulla di nuovo.


La valutazione immobiliare: il Valore Corrente di Utilizzo (VCU)

Il valore è un concetto diverso dal prezzo. Vediamo innanzi tutto il Valore di Corrente Utilizzo (VCU) di un bene immobiliare, ovvero il valore base per qualsiasi cespite produttivo: cos'é e come possiamo calcolarlo.


Il Valore Corrente di Utilizzo (VCU) del bene che stiamo valutando

Si definisce Valore Corrente di Utilizzo il giusto prezzo di un eventuale trasferimento di una proprietà tra due parti a conoscenza di tutti i fattori ad essa riferibili, presumendo che il bene in esame sia considerato in relazione alla sua capacità di dispiegare una utilità concretamente operativa. Il VCU è in altre parole il valore che un bene immobiliare esprime in quanto venga utilizzato dal proprietario per ottenerne un beneficio economico.

Per determinare il Valore Corrente di Utilizzo la valutazione viene eseguita con il Metodo del Costo, che, attraverso l'analisi di tutti i componenti del bene da valutare, ci fornirà alternativamente o il Costo di riproduzione a nuovo o il Costo di di Rimpiazzo.


Il “Costo di riproduzione a nuovo” del bene che stiamo valutando

Il “Costo di riproduzione a nuovo” è il costo che si verrebbe a sostenere, alla data della stima, per ricostruire o riprodurre con gli identici materiali il bene che stiamo valutando. Questo metodo è ovviamente valido nei casi in cui il costo di riproduzione a nuovo del bene in oggetto è l'alternativa più economica rispetto ad acquistare il bene. La logica è evidente: se posso costruire un bene identico a quello che sto valutando a 1000 Euro, allora il Costo di riproduzione a nuovo di quel bene è 1000 Euro. E' un concetto idoneo a valutare beni di carattere industriale ma non è facile applicarlo in Italia ai beni immobiliari, vista l'elevata antropizzazione del nostro paese: è applicabile anche agli immobili se ad esempio esistono terreni simili ove riprodurre a nuovo un cespite analogo per caratteristiche e possibilità di utilizzo.


Il “Costo di Rimpiazzo” del bene che stiamo valutando

Alternativamente al Costo di riproduzione a nuovo, qualora la riproduzione del bene risultasse impossibile o antieconomica (ad esempio per l’avanzamento tecnologico che permette di utilizzare tecniche migliorative) allora si calcola il “Costo di Rimpiazzo” (Cost of Replacement = COR). Il “Costo di Rimpiazzo” è il costo che si verrebbe a sostenere per rimpiazzare il bene che stiamo valutando con un altro bene che sia acquistabile sul mercato e che abbia le stesse caratteristiche d'uso, la stessa capacità, utilità e desiderabilità. Il costo di rimpiazzo è in pratica il costo dell'alternativa rispetto a costruirsi il cespite da se (o farselo costruire): in pratica prima di valutare il cespite è bene sapere quanto costerebbe “rimpiazzarlo” comprando sul mercato qualcosa che svolge la stessa funzione.


Gli elementi per calcolare il costo.

I normali elementi di costo compresi nella stima sia del “Costo di riproduzione a nuovo” che del “Costo di Rimpiazzo” applicati ad un bene mmobiliare sono la manodopera, i materiali, gli oneri ed i profitti dei costruttori, gli onorari dei progettisti, i costi di installazione, di avviamento, di concessione ed urbanizzazione, gli oneri finanziari ed i costi diretti. In pratica si tratta di effettuare un budget (o farlo effettuare da un tecnico del settore). Il Valore di Rimpiazzo ottimizza la struttura rispetto al bene che stiamo valutando, dato che evidentemente non ricostruirò quella parte dei cespiti poco utile o mal dimensionata rispetto all'utilizzo che intenderò fare del bene.


Il Deprezzamento del bene rispetto al suo Costo di riproduzione a nuovo o al suo Costo di di Rimpiazzo.

Dopo avere eseguito la stima del Costo di riproduzione a nuovo o al il Costo di di Rimpiazzo dobbiamo considerare il deprezzamento di valore del bene da valutare rispetto ad una proprietà similare nuova.

Il deprezzamento comprende vari aspetti: il deterioramento fisico, l'obsolescenza funzionale e l'obsolescenza tecnologica.

Il deterioramento fisico è la perdita di valore dovuta all’usura del tempo, come l'usura dovuta all'utilizzo precedente, dalla scarsa manutenzione, dall’esposizione agli elementi naturali o all’atmosfera ambientale ed a difetti meno visibili dovuti a vibrazioni, stress operativi od incidenti.

L’obsolescenza funzionale è la perdita di valore causata da fattori inerenti la struttura, la macchina o l’unità di lavorazione per sovradimensionamento rispetto all’equilibrio dello stabilimento, inadeguatezza, inabilità ad adempiere alle funzioni preposte, ecc..

L'obsolescenza tecnologica è la perdita di valore connessa al fatto che il bene in esame non è stato realizzato con le caratteristiche tecnologiche più recenti: é ad esempio evidente il deprezzamento degli edifici con bassa coibentazione, impiantistica e domotica.


Un esempio di valutazione del VCU

Stimiamo il Costo di rimpiazzo del bene immobiliare in base alle superfici (ad es. 2500 mq coperti ad uso commerciale per la grande distribuzione) e le tipologie costruttive (ad esempio potremmo nel caso applicare un costo di costruzione comprensivo di impiantistica di 900 euro/mq), consideriamo oneri di urbanizzazione (che un tecnico sa facilmente calcolare, ad es 650.000 euro) e gli oneri finanziari che si sostengono durante la costruzione (da calcolarsi in base al cronoprogramma di costruzione, ad es. 400.000 euro): otteniamo quindi il valore a nuovo del cespite (la somma sono 3.300.000 euro), valore che esprime una stima del costo di rimpiazzo dell'immobile comprensivo dell'impiantistica ma escluso il terreno.

In base all'anno di costruzione del bene ed alla sua vita economica otteniamo gli anni di vita residua: così se riteniamo che il bene abbia una vita economica di 18 anni e sono trascorsi 10 anni dalla costruzione, il valore attuale ad ammortamenti costanti è di 8/18 del costo, stimando un terminal value pari a zero (cioé al termine dei 18 anni rimane il valore del terreno ma l'immobile non ha più valore commerciale perché deve essere completamente rifatto). Possiamo però tenere conto del valore residuo terminale, che sarà più o meno elevato in funzione del suo possibile utilizzo, e calcolare il valore attuale di conseguenza; possiamo anche decidere di usare una curva di deprezzamento non lineare, che meglio rifletta la vita economica del bene nel tempo.

Per ottenere il VCU dobbiamo tenere conto infine degli eventuali fattori di deprezzamento visti prima: il valore attuale ricavato in base al computo precedente potrebbe essere scontato per deterioramento fisico, l'obsolescenza funzionale e l'obsolescenza tecnologica.


Il valore dell'area

Ai valori così raggiunti che rappresentano il valore della costruzione, si somma il Valore di Mercato dell'area. Il valore del terreno sarà determinato sulla base di parametri riscontrabili localmente quali l'ubicazione, la forma, la posizione, i trasporti, i servizi e la destinazione urbanistica.


Valutazione delle partecipazioni in imprese non immobiliari detenute dagli organismi di investimento collettivo del risparmio. Il caso delle società di gestione dei centri commerciali.

  Il calcolo del NAV dei fondi immobiliari richiede che si valutino, oltre al patrimonio immobiliare, anche le società detenute dal fondo. N...