Visualizzazione post con etichetta conto economico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta conto economico. Mostra tutti i post

sabato 31 ottobre 2009

Cap 1 Le tipologie di analisi di bilancio

Informazioni e schema dell’analisi


Il bilancio di esercizio è il principale strumento con cui ogni anno possiamo capire lo stato di salute di un’azienda, la nostra e le altre. E’ composto da una relazione del consiglio di amministrazione sull’andamento della gestione, da uno stato patrimoniale, da un conto economico e da dettagli allegati. Le aziende meglio organizzate redigono anche il rendiconto finanziario.


Il conto economico ci illustra com’è stato l’andamento dell’ultimo anno rispetto al precedente e quale é stato l’utile o la perdita dell’esercizio. Lo stato patrimoniale ci illustra che cosa l’azienda possiede, in beni e crediti, alla data di fine anno e quanti debiti ha e con chi. Il rendiconto finanziario illustra i flussi finanziari in entrata ed uscita.


L’analisi di bilancio fornisce degli strumenti (tabelle di riclassificazione e indici di bilancio) su come si leggono ed interpretano i dati finanziari inseriti in un bilancio. Anziché fornire un panorama di tutte le analisi finanziarie possibili, noi cercheremo di identificare quali sono gli aspetti veramente importanti nell’analisi di un’azienda e per ciascuno cercheremo di trovare gli indicatori adatti a rappresentarlo e misurarlo.


In sintesi seguiremo questo processo:

Dal conto economico cercheremo di capire quanto l’azienda é redditizia nello svolgere la sua attività caratteristica, sia in valore assoluto che rispetto a quanto otteneva negli anni passati e rispetto alle aziende concorrenti del suo settore.


Vedremo quindi se la redditività dell’attività caratteristica é aumentata o viene assorbita da altre attività collaterali o da eventi straordinari che sono accaduti nell’anno considerato ma che di norma dovremmo ritenere che non si manifesteranno nuovamente. L’utile netto dell’esercizio sarà inoltre condizionato dagli oneri finanziari che l’azienda corrisponde ai finanziatori e dal carico fiscale.


Dallo stato patrimoniale cercheremo di capire quanti capitali sono stati investiti nell’azienda e come questi investimenti sono ripartiti tra attività fisse, come immobili e macchinari, ed attività a breve termine, come crediti verso clienti e magazzino. Osserveremo anche quali sono le fonti finanziarie, ad esempio debiti verso le banche o versamenti effettuati dai soci, a cui l’azienda attinge per effettuare i suoi investimenti



Dal confronto dei cambiamenti nello stato patrimoniale tra un anno ed il successivo otteniamo il rendiconto finanziario, cioé uno schema di flussi di cassa che ci permette di capire in ogni anno quali nuovi fondi sono stati utilizzati e come.


Da questa base complessiva potremo quindi trarre delle considerazioni generali utilizzando degli indici incrociati, che ci permetteranno di capire tra l’altro se l’azienda fa un buon utilizzo delle risorse che utilizza, se cioè la redditività é più o meno adeguata rispetto alla quantità di capitali che l’azienda ha investito e se l’azienda attinge a risorse di capitale e di debito in modo proporzionato ed adatto alla sua attività.



Orizzonte temporale e schemi di analisi più idonei
Le metodologie di analisi di bilancio illustrano molti schemi di riclassificazione e molti indici finanziari diversi. Noi ne vedremo solamente alcuni e cercheremo di utilizzarli in modo mirato alle specifiche necessità della nostra analisi.

Il primo aspetto per decidere su quale elementi dobbiamo focalizzare la nostra attenzione è ripensare alla finalità della nostra analisi. Vediamo con alcuni esempi:

  • se siamo risparmiatori potenzialmente interessati ad acquistare le azioni della società, o le abbiamo già in portafoglio, guarderemo con particolare interesse alla sua redditività cioè agli utili della società ed ai suoi dividendi;
  • se siamo dipendenti guarderemo a quanto la società è ben capitalizzata ed ha mezzi finanziari per investire e crescere;
  • se siamo finanziatori guarderemo alla capacità della società di far fronte al carico di oneri finanziari che deve corrispondere sul nostro finanziamento ed alla capacità della società di rimborsarlo alla sua scadenza;
  • se infine vogliamo capire di più della nostra azienda, guarderemo alla redditività dei diversi tipi di prodotti, o di diversi unità di produzionei o di diversi mercati di sbocco, applicheremo quindi i principi di analisi di bilancio alle singole aree (le business units) anziché all’intera azienda.
Un secondo elemento importante è l’orizzonte temporale della nostra analisi: alcuni elementi sono importanti nel breve periodo, altri lo sono di più su un periodo più lungo.

Ad esempio, se la società vende un immobile è un elemento positivo o negativo? Se l'azienda deve rimborsare finanziamenti e non ha più risorse finanziarie e vende l’immobile per far fronte a quest’impegno possiamo considerare questa cessione in modo favorevole e tranquillizzante. Forse non daremmo lo stesso giudizio come dipendenti o investitori di lungo periodo!



I flussi di cassa: generazione di cash flow dalla gestione o dagli assets


Nell’analisi degli aspetti finanziari, come ad esempio la capacità di far fronte ai debiti con il sistema bancario, un aspetto importante è capire se l’azienda genererà i fondi per ripagare i finanziamenti con il suo reddito (cioè con il suo cash flow) o liquidando qualche suo bene (cioè con i suoi assets, con le proprie attività). La differenza è infatti notevole.
L’azienda liquida il finanziamento con i suoi assets tutte le volte in cui l’azienda acquisisce qualche attività che le serve momentaneamente ma che verrà immediatamente rivenduta; non appena è rivenduta il finanziamento viene ripagato.


Questo accade per un costruttore che allestisce un palazzo per rivendere gli appartamenti, per un’azienda commerciale che acquista prodotti all’estero per rivenderli in Italia, per una società di leasing che chiede un finanziamento per poter a sua volta effettuare un’operazione di leasing con un proprio cliente.



In tutti questi casi il motivo del finanziamento è poter effettuare un’operazione industriale o commerciale che produce da sola la liquidità per estinguere il finanziamento. Diciamo che è “autoliquidante”.


Diverso è il caso in cui il finanziamento, pur avendo una sua motivazione industriale, non è autoliquidante: un finanziamento ad un’azienda per costruire un nuovo impianto industriale non viene ovviamente ripagato alla cessione dell’impianto ma dovrà essere ripianato gradualmente nel tempo grazie al maggior cash flow che verrà generato grazie al nuovo impianto.

Cosa cambia nella nostra analisi?


Nel caso di finanziamenti autoliquidanti, è importante strutturarli in modo idoneo rispetto alle fonti di liquidità: guarderemo ceduti, al valore che avranno, al tempo necessario per cederli, ecc. Nell’analisi di bilancio sarà cioè particolarmente importante studiare gli elementi patrimoniali.

Se invece la fonte di ripianamento del finanziamento sarà la capacità di creare una maggiore redditività, l’elemento più importante sarà l’analisi della redditività del conto economico e la generazione di cassa nel rendiconto finanziario.



Business Risk e Financial Risk


Il giudizio che deriviamo dall’analisi di bilancio può essere diverso per aziende con indici di bilancio sostanzialmente simili. Questo accade ogni volta in cui è diversa la rischiosità dell’attività dell’azienda.


L’impresa affronta rischi connessi al suo mercato, ai concorrenti, ai prodotti: nell’insieme affronta rischi ed opportunità legate alla sua attività caratteristica, legate al suo tipo di business.



In mercati fortemente competitivi, internazionali ed aperti all'innovazione tecnologica vi sono maggiori opportunità di successo rispetto a settori industriali tradizionali. Ma ci sono anche maggiori rischi.


Analogamente la stessa azienda può decidere di finanziare la propria attività con molti mezzi propri, investiti in forma di capitale dai propri azionisti, e con pochi finanziamenti bancari o viceversa, con pochi mezzi propri e molti debiti. I finanziamenti esterni aumentano i mezzi finanziari ed i soci possono perseguire più opportunità di sviluppo.


Più aumenta la quota dei finanziamenti più aumenta però il rischio finanziario: infatti un rialzo dei tassi di interesse rende i finanziamenti più costosi di quanto l’azienda ha preventivato; l’obbligo di ripagare i finanziamenti può influire sulle decisioni di effettuare nuovi investimenti per lo sviluppo.


Possiamo concludere che ci aspettiamo che un’azienda che già affronta alti rischi legati al proprio business preferisca operare con pochi debiti e limitare i rischi finanziari, mentre un’azienda con un rischio di business più limitato possa permettersi una struttura finanziaria più aggressiva.



Modellare l’analisi finanziaria in funzione delle nostre finalità

In conclusione, nell’analisi di bilancio cercheremo di capire la sua capacità dell'azienda di generare reddito e di creare flussi finanziari positivi, studiando la quantità di risorse che l’azienda impiega e l’efficienza nel loro utilizzo ed analizzando la struttura delle fonti finanziarie con cui l’azienda ha acquisito le sue attività. Cercheremo inoltre di capire come tutti questi aspetti sono correlati tra loro.

Nel corso dell’analisi seguiremo uno schema generale adatto a qualsiasi situazione: sappiamo però che ogni volta dovremo approfondire alcuni aspetti dell’analisi a seconda se vogliamo guardare ad un orizzonte temporale di lungo periodo e ci basta guardare al breve, a seconda se l'azienda genera cassa dal reddito della gestione o dagli assets ed in funzione della rischiosità del business dell’azienda e dell'esposizione sia al business risk che al financial risk.

Cap 2 Il conto economico: voci e struttura

Le voci del conto economico

Il conto economico illustra tutti i ricavi ed i costi di un’azienda nell’arco di un determinato periodo. In sintesi è così strutturato:

1 Ricavi del periodo 150

2 - Costi del periodo -110

3 = Utile Operativo 40

4 - Costi finanziari -6

5 +/- Proventi ed oneri straordinari -4

6 - Imposte e tasse -12

7 = Utile o perdita 18

Il conto economico descrive i flussi dei costi e dei proventi che si sono manifestati in un determinato periodo di tempo:

In una prima sezione (riga 1 e 2 ) vengono inseriti i ricavi ed i costi inerenti la gestione caratteristica dell’azienda, cioè quei ricavi e quei costi che sono tipici dell’attività che viene svolta dall’azienda e che verosimilmente sono ricorrenti tutti gli anni e sono simili tra aziende che svolgono la stessa attività. L’utile operativo (riga 3) è la differenza trai ricavi ed i costi di un intero anno e quindi misura quanto l’azienda guadagna nell’anno con la sua attività caratteristica.

Gli altri costi (eventualmente anche altri proventi) sono stati invece suddivisi in voci diverse (4,5 e 6) proprio perché rappresentano eventi da analizzate separatamente rispetto all’attività caratteristica: i costi finanziari sono gli interessi ed i costi dei finanziamenti e dipendono dall’entità dei debiti e dai tassi di interesse; proventi ed oneri straordinari sono tutti quegli eventi che hanno prodotto proventi o costi in quest’anno ma che consideriamo non ricorrenti nell’attività di questa azienda; le imposte e tasse dipendono dalle politiche fiscali del paese nel quale opera l’azienda.

I bilanci pubblicati dalle società in Italia seguono l’impostazione del nostro schema semplificato, naturalmente con maggiori dettagli. Lo schema dei bilanci è standard, quindi riporta delle voci generali come “acquisti” o “servizi” senza spiegare che cosa l’azienda ha acquistato. Possiamo trovare maggiori dettagli e spiegazioni negli allegati al bilancio.


Schemi di riclassificazione in funzione dell’attività aziendale

Se in generale tutti gli schemi di riclassificazione seguono l’impostazione che abbiamo visto, l’applicazione a attività economiche particolari richiede schemi più specifici.

Per un’azienda manifatturiera è utile identificare i costi della produzione rispetto a quelli commerciali ed a quelli generali; per un supermercato è invece più utile calcolare il margine di reddito commerciale che ottiene rivendendo al pubblico i prodotti che ha acquistato dai produttori e poi sottrarre tutti i costi della struttura, come l’affitto dei locali ed il costo del personale.

La stessa logica ci porta a schemi molto diversi quando vogliamo studiare aziende del settore finanziario, come banche ed assicurazioni o aziende con attività particolari, come le imprese che progettano e realizzano grandi opere civili o tecnologiche, società di sevizi o società di ricerca.

Noi focalizziamo l’analisi su aziende manifatturiere e commerciali, tipiche della realtà industriale Italiana.


Presentazione di un primo schema semplificato

Il conto economico nei bilanci delle società italiane è redatto secondo uno schema standard così composto:

Conto Economico

A Valore della produzione, composto da:

Ricavi dalle vendite di prodotti e servizi

Aumento delle rimanenze di prodotti

Capitalizzazione di spese effettuate per lavori interni

Altri proventi

B. Costi della produzione, composto da:

Acquisti

Servizi

Godimento beni di terzi

Costi del personale

Ammortamenti

Accantonamenti

Oneri diversi

C. Proventi ed oneri finanziari

Proventi da partecipazione

Proventi finanziari

Interessi ed oneri finanziari

D. Rettifiche di attività finanziarie

Rivalutazione e svalutazione partecipazioni

E. Proventi ed oneri straordinari

Imposte sul reddito

= Utile o perdita dell’esercizio

La principale differenza con i modelli di riclassificazione più comunemente adottati è nel separare gli ammortamenti e gli accantonamenti in una (o due) voci separate da inserire dopo i costi della produzione, proprio perché questi costi hanno natura e metodo di rilevazione molto diverso dagli altri costi.

Lo vedremo in dettaglio più avanti.


Indici di Conto Economico

Sulla base del conto economico che abbiamo visto in precedenza possiamo trarre qualche considerazione. Rivediamolo.

1 Ricavi del periodo 150 100.0%

2 - Costi del periodo -110 -73.3%

3 = Utile Operativo 40 26.7%

4 - Costi finanziari -6 -4.0%

5 +/- Proventi ed oneri straordinari -4 -2.7%

6 - Imposte e tasse -12 -8.0%

7 = Utile o perdita 18 12.0%

L’azienda ha ricavi per 150 Euro (o migliaia di Euro o ... Milioni di Euro) e, dopo aver pagato tutti i suoi costi per merci, affitto e personale ne trae un utile operativo del 26.7%. E’ un buon risultato per una società di servizi, ottimo se invece si tratta di un’azienda produttiva che ha normalmente margini assai più bassi.

Una buona parte di questo utile operativo viene però “perso per strada”: in costi finanziari un po’ alti, in qualche costo straordinario e naturalmente, in tasse. Il risultato per l’azienda è di 18 Euro netti, che rappresenta il 12.0% del suo volume d’affari.

Il 12.0% rispetto al fatturato è però un indice che da solo non vuol dire nulla: è un risultato più o meno valido a seconda di quanto normalmente altri operatori ottengono nello stesso settore. Dal confronto con un’altra azienda simile possiamo quindi capire quanto è valido il risultato del 12% rispetto al fatturato.

Anche i 18 Euro in sé non significano molto: dipende da quanto l’imprenditore ha investito nella sua attività per ottenere questo risultato ed a quanto avrebbe potuto ottenere investendo la stessa somma in qualche altra attività. Così se l’imprenditore nella società ha investito in tutto 200 Euro, dai quali tramite un investimento finanziario senza rischi imprenditoriali avrebbe ottenuto interessi annuali al massimo di 6 Euro, allora ottenere 18 Euro in un solo anno sarebbe un ottimo rendimento!


Cap. 4. Il conto economico: l’analisi finanziaria e l’analisi verticale

Partite finanziarie, straordinarie ed impatto fiscale

Il reddito prodotto dalla gestione operativa deve far fronte ai costi dei finanziamenti, ad eventuali spese straordinarie e viene infine sottoposto a tassazione.
Quali sono i parametri per valutare questi aspetti? Vediamoli separatamente.

Costi finanziari: E’ il totale degli interessi pagati ai finanziatori ed è una delle voci più importanti di tutto il bilancio.
Dai costi finanziari, conoscendo il livello di tassi di interesse sul mercato, possiamo calcolare il livello medio di indebitamento della società durante l’anno. Ad esempio se una società ha oneri finanziari di circa 6 Euro e sappiamo che i tassi di interesse sono attestati attorno al 7% possiamo calcolare in 86 Euro l’indebitamento medio della società durante l’anno: infatti 86 Euro di debiti x 7% = 6 Euro di interessi. Questi 86 Euro sono l’indebitamento medio della società in quest’anno.
Per giudicare se è troppo elevato possiamo utilizzare un semplice indice, l’interest cover.

L’interest cover
Interest Cover = utile operativo/oneri finanziari
E’ un indice di quante volte l’utile operativo copre i costi sui finanziamenti.

Se l’indice è alto (ad es. 3 o 4) significa che l’azienda ha una redditività che può pagare i costi dei finanziamenti e quindi i finanziamenti sono di ammontare non eccessivo rispetto alla capacità reddituale dell’azienda.
Se l’indice è 1,5 o 2 invece basta un minimo calo di redditività od un aumento dei tassi di interesse perché l’azienda non guadagni più a sufficienza per pagare gli oneri finanziari. Ciò vuol dire che l’ammontare dei finanziamenti è eccessivo rispetto alla capacità reddituale dell’azienda.

Costi e proventi straordinari: l’azienda è soggetta ad eventi imprevedibili o può incorrere in costi od ottenere proventi che non sono dovuti alla sua attività commerciale e produttiva caratteristica. Isoliamo quindi in questa voce i costi ed i proventi che consideriamo non ricorrenti nell’attività dell’azienda. Naturalmente anche queste voci hanno un impatto sul risultato finale dell’esercizio: l’elemento per noi più importante è saper giudicare quanto l’andamento dell’azienda è pregiudicato o migliorato per questi accadimenti straordinari. Se c’è un provento (od un costo) straordinario di notevole entità dobbiamo pensare che l’anno prossimo, senza più questo provento, l’azienda avrà un ben diverso risultato finale.

Il cash flow
Cash flow = utile netto + ammortamenti
Abbiamo visto che gli ammortamenti sono costi contabilizzati che non danno luogo ad una uscita di cassa. Se anziché calcolare la redditività dell’azienda sui ricavi e sui costi considerassimo solo le entrate e le uscite di cassa otterremmo il cash flow. Il cash flow, che comprende utili ed ammortamenti, è una misura di quanta cassa l’azienda genera in un certo periodo.
Cash Flow / fatturato: è una misura affidabile della redditività globale dell’azienda. E’ più affidabile del rapporto utili / fatturato perché valorizza le società che stanziano molti ammortamenti.
Vediamo un confronto:

Alfa Beta
+ Ricavi del periodo 1.000 1.000
Margine Operativo lordo 200 200
- Ammortamenti -50 -120
Utile Operativo 150 80
= Oneri Finanziari -10 -10
Imposte -70 -35
Utile netto 70 35
Cash Flow 120 155

Se valutiamo le due aziende sulla base dell’utile netto rispetto al fatturato, l’azienda Alfa con un 7% sembra migliore dell’azienda Beta che ottiene un 3.5%. Il confronto del cash flow indica invece il contrario: la generazione di cassa è più alta per Beta, che ha generato maggiori risorse per crescere e creare valore.

Il reinvestimento dell’utile
Un elemento spesso trascurato è verificare quale parte dell’utile di esercizio viene distribuita ai soci sotto forma di dividendo e quale invece viene accantonata tra le riserve patrimoniali della società.
Vediamo un esempio estremo che ci illustra l’effetto di una diversa politica di dividendi.

Alfa Beta
+ Utile dell’esercizio 180 180
- Dividendi 60 200
Payout in % 33% 111%
= Utili Indivisi 120 0
Aumento del PN +120 -20

Alfa e Beta hanno ottenuto lo stesso risultato di 180.
Alfa distribuisce 60 ai soci e capitalizza 120 come riserva, mentre Beta distribuisce ai soci tutto l’utile dell’anno più parte di riserve accantonate in anni precedenti, così il suo Patrimonio Netto diminuisce rispetto l’anno precedente.

L’analisi comparativa nel tempo
Il confronto trai bilanci di più anni ci permette di capire il trend dell’andamento della redditività dell’azienda. Vediamo uno schema semplificato con un’analisi limitata all’utile operativo.


Periodo: anno

1

2

3

4

+

Ricavi del periodo

320

370

390

402


Trend %


+15.6%

+5.4%

+3.1%

-

Costi di Produzione

282

314

331

362


Trend %


+11.3%

+5.4%

+9.4%

=

Utile Operativo

38

56

59

40


Trend %


+47.4%

+5.4%

-32.2%


UtOp in % Fatturato

11.9%

15.1%

15.1%

10.0%



Nel periodo 2 l’azienda ha ottenuto un ottimo aumento del fatturato rispetto all’anno precedente (+15.6%) con un formidabile aumento della redditività (+ utile operativo). In altre parole, i ricavi sono aumentati più dei costi e l’azienda ha guadagnato di più.
Nel periodo 2 l’aumento del fatturato è stato più modesto (solo +5.4%) e la redditività si è mantenuta costante rispetto l’anno precedente (l’utile operativo è stabile al 15.1% del fatturato). In altre parole, costi e ricavi hanno avuto un uguale trend.
Nel periodo 4 la crescita del fatturato è ancora rallentata (+3.1%) e la redditività è diminuita (utile operativo sceso dal 15% al 10%). In altre parole, il fatturato è cresciuto di poco mentre i costi continuano a crescere e l’azienda guadagna di meno.

Possiamo trarre delle indicazioni per tutto il periodo? In linea di massima possiamo dire che:
  • L’azienda è sempre cresciuta (il trend ricavi è sempre positivo)
  • L’azienda ha sempre ottenuto un buon utile operativo di 40 – 60 euro l’anno
  • L’azienda sembra avere una struttura di costi rigida: quando il fatturato cresce va bene, se cresce meno non riduce proporzionalmente anche i costi e l’azienda guadagna molto meno.

L’analisi comparativa tra aziende similari
Un’analisi spesso interessante è effettuare un confronto tra due o tre aziende simili. Il confronto è significativo quanto più omogenee sono le aziende.

Devono quindi operare nello stesso settore con prodotti concorrenti ed avere dimensioni analoghe. Per una grande banca non è difficile raccogliere direttamente i bilanci, tanto più che oggi sono reperibili su varie banche dati.

I bilanci delle aziende da confrontare possono essere sintetizzati nelle voci più importanti ed essere messi a confronto diretto.

Il seguente confronto è tratto da un’analisi comparativa effettuata su tre aziende italiane che producono montature per occhiali. La tabella mostra il conto economico in percentuale del fatturato su due anni per ciascuna azienda.

Azienda

A

A

B

B

C

C

Periodo

1

2

1

2

1

2

Ricavi del periodo

100.0

100.0

100.0

100.0

100.0

100.0

Valore Aggiunto

40.1

40.3

34.8

38.0

49.8

53.0

MOL

27.0

27.4

11.0

12.4

16.2

16.2

Utile Operativo

24.0

24.7

5.7

6.3

9.6

9.1

Utile Netto

13.0

12.9

1.1

1.8

0.1

0.1

Cash Flow

16.0

15.5

6.5

7.9

6.7

7.2



Il confronto è tra aziende concorrenti sullo stesso prodotto ma le differenze sono sensibili:
A livello globale l’azienda A ha una redditività molto maggiore delle altre due, che si equivalgono tra loro.
L’azienda A ha un Valore Aggiunto minore dell’azienda C ma ottiene un miglior MOL, perché ha meno costi del personale. Questo vuol dire che ha miglior impianti o fa produrre esternamente da altri produttori più piccoli con un costo minore. L’azienda C è l’opposto: ottiene un altissimo valore aggiunto ma lo spende ampiamente in costo del lavoro diretto: probabilmente fa tutto internamente e con una bassa produttività.
L’azienda A riesce a trasformare metà del suo utile operativo in utile netto, mentre le altre due aziende sono probabilmente penalizzate da oneri finanziari, che devono essere molto consistenti per la C che nonostante un buon 9% di utile operativo non guadagna nulla.
Il rapporto cash flow sul fatturato misura bene la situazione globale della diversa redditività delle tre aziende.

Indici di conto economico
Riassumiamo quindi i principali indicatori da applicare all’analisi del conto economico:
Crescita:
aumento dei ricavi
aumento dell’utile operativo
Redditività:
MOL / ricavi
Utile operativo/ ricavi
Utile netto / ricavi
Autofinanziamento:
Cash flow / ricavi
Produttività del lavoro:
Valore aggiunto per addetto
Struttura:
Interest cover

Valutazione delle partecipazioni in imprese non immobiliari detenute dagli organismi di investimento collettivo del risparmio. Il caso delle società di gestione dei centri commerciali.

  Il calcolo del NAV dei fondi immobiliari richiede che si valutino, oltre al patrimonio immobiliare, anche le società detenute dal fondo. N...